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03/04/17

Genesi, Fiat Lux

Com’è nato questo libro e di cosa parla?

La “sostanza”, questa ve la racconta Elena, la protagonista vera e reale di tutta questa bellissima storia, ma la “forma” è  affar mio, d’altronde la collaborazione stretta fra noi è nata proprio da questa esigenza: Elena aveva la fabula e l’epilogo ma le mancava chi le potesse trasferire su carta.

Ed allora eccomi qua.

Non serviva un’autobiografia puntuale quanto una cronaca ma una storia che si facesse leggere e c’era il bisogno di attivare un filtro di protezione e rispetto, di rivivere i ricordi attraverso un’altra lente, quella del romanzo, dove, però nulla è finzione nei fatti…

E bla, bla, bla, vi abbiamo già detto tutto, per cui torniamo al punto: la struttura letteraria.

In adesso ve lo racconto io voglio parlarvi del palinsesto strutturale narrativo del libro, degli escamotage che ho utilizzato per arrivare alla “scorrevolezza”, l’imperativo di Oltre il Mio Destino, per creare un ritmo di lettura concitato e accattivante, le scelte letterarie, insomma il progetto libro nella sua essenza formale.

Ergo, in questi piccoli post destrutturerò ciò che abbiamo costruito per spiegarvelo dal mio punto di vista meramente tecnico, per tutti coloro che vorranno capire qualcosa in più di questa straordinaria storia vera.

Vi svelerò come ho affrontato questa sfida, che Elena mi ha lanciato chiedendomi di scrivere nero su bianco il momento più drammatico della sua vita, superando il timore di non arrivare alla fine con un “prodotto” che rispecchiasse la voce di Elena e giocando con tutti i trucchi letterari a me più cari.

Se vi sono riuscita?

Per citare il buon Manzoni “ai posteri l’ardua sentenza”, naturalmente.
D’altronde, “così è se vi pare”, per chiudere citando il mio amatissimo Pirandello.

Alla prossima per iniziare il mio meta-racconto d’analisi stilistica e progettuale.










Barbara
Immagini My Flick Albums  (Barbara Saccagno)


03/03/17

Ghost or clear writer?

This is the question




Iniziamo dal primo dilemma amletico che ci siamo trovate ad affrontare: optare per lo scrittore fantasma, come forse avrei preferito, non amo troppo l’esposizione al pubblico, oppure mettere in chiaro che la parte di struttura letteraria e d’impianto narrativo fosse a me imputabile?

In primis, immagino, vi chiediate perché diamine fosse necessario disquisire sulla questione, visto che è vita vissuta e la storia era belle che fatta.

Due sono i motivi.

Uno è  l’ancoraggio ancora forte alla lingua francese di Elena, prima ancora di esprimersi in italiano pensa in francese e traduce, italianizzando i termini che le sfuggono, passando poi direttamente all’idioma gallico quando le emozioni forti o la velocità richiedono una scorrevolezza maggiore.  Or dunque se è complessa la lingua parlata ancor di più quella scritta, che per avere senso e correttezza richiede la conoscenza delle regole.

E poi…

È necessario un certo allenamento minimal alla scrittura, come in tutte le cose, non è sufficiente “sentirla” nelle proprie corde bisogna esercitarsi, rodare il sistema di scrittura personale e iniziare da digiuno non è cosa semplice.

Trasparenza.

Questa è stata la parola chiave.

Non dovevo scrivere seguendo la mia identità scrittoria personale ma avvicinarmi alla lingua parlata e vissuta da Elena, ma era chiaro che la distanza fra Elena e la scrittura sarebbe stata troppo grande per questo abbiamo deciso di mettere in “chiaro” il nostro tandem, pedalando insieme nella stessa direzione; indicare il nostro percorso a tutti i lettori, mettendolo nero su bianco in seconda di copertina, è stata per noi la scelta più coerente.

Questo anche per ricordarvi che tutte le critiche testuali, che riguardano la scrittura, l’impostazione, le scelte formali e metaforiche, vanno direttamente a me imputate e a me rivolte.


Ad ognuno il suo carico di responsabilità da assumersi.







Barbara
Immagini My Flick Albums  (Barbara Saccagno)

20/02/17

Felix Temporis


Tessendo la trama sull’asse del tempo



Fissato l’ordito un buon tessuto necessita della trama, gli elementi di base ordinati sul telaio narrativo c’erano tutti mancava l’ordine logico che permettesse di incatenare i fili fra loro.

Per incrociare la storia della malattia con quella famigliare l’idea è stata quella di giocare muovendosi sull’asse del tempo, saltando ora avanti ora indietro in un equilibrio calibrato fra il presente di Oltre il Mio Destino, che in realtà è già passato, il passato, che ha diversi gradi di lontananza sulla base del legame dei ricordi e il futuro, che è anteriore e di fatto già passato.

Vi sembra complicato?

Tutt’altro.

In realtà è molto semplice e snella come struttura: Elena racconta in prima persona una storia passata, e chiusa, come se la stesse ri-vivendo in diretta ora, perciò tutte le scansioni temporali partono da questo “rivivere un momento”; quello che a quel tempo, un arco temporale di tre anni a partire dal 1999, era futuro oggi è passato, persino la fine quando è stata scritta era già passata, archiviata e superata.


Ecco perché ho giocato con i tempi verbali saltando avanti ed indietro sulla linea del tempo, per filare dritto all’epilogo senza distarsi pur avendo il lusso di poter divagare per altri sentieri, di curiosare altre strade che però sono sempre collegate a quella maestra, alla meta, d’altronde “tutte le strade portano a Roma” e, quindi, non è possibile perdersi.










Barbara
Immagini My Flick Albums  (Barbara Saccagno)

08/02/17

Quod scripsi, scripsi




Non volendo lavarmene le mani come l’ignavo Pilato, ritengo opportuno aprire una piccola finestra su “quello che le donne non dicono” confessandovi le mie perplessità e i miei timori nell’intraprendere la scrittura di Oltre il Mio Destino.

Vi confesserò apertamente che non è stato facile scrivere per altri, soprattutto per una come me che è legata alla scrittura intimistica, ossia rivolta più che altro a sé stessa in senso catartico e maieutico; scrivere è un bisogno di chiarire pensieri, idee e fatti, di approfondire lo scavo stratigrafico.

È un impulso pirandelliano da 6 personaggi in cerca d’autore. Spesso personaggi o storie si affollano nella testa in modo casuale ed imprevisto, riempiendo spazi sinché non vengono espulsi su carta per dimenticarli per sempre.

Sembra un po’ assurdo, ma per chi ha l’esigenza di scrivere non è così inusuale, anzi.
Più facile per me la scrittura scientifica, l’archeologia è una scienza per chi non lo sapesse, per i progetti in cui credo o per i blog, meno per diletto, sebbene una piccola silloge di racconti brevissimi, pillole da metropolitana l’ho pubblicata in ebook, Absentia …

Ma scrivere un romanzo lungo, che è vita vissuta davvero da altri è complicato e molto diverso.

Di tumore non avevo una conoscenza approfondita, non che ne fossi a digiuno, purtroppo non è possibile esserne totalmente analfabeti, è una malattia che fa parte, dipende solo dal ruolo, praticamente della vita di ognuno di noi. Per scrivere, però, dovevo scendere più in profondità attraverso le parole e l’esperienza di Elena e non è stato un viaggio leggero, sebbene intenso e profondo e per questo ringrazio Elena per avermi invitata a farlo.

L’amicizia e il rispetto, inoltre, erano zavorre per i miei dubbi perché mi aumentavano la preoccupazione circa  la riuscita del “progetto libro”: un conto è scrivere, un altro è centrare l’obiettivo, confezionare un lavoro che non sia il proprio riflesso ma quello dell’anima altrui.

Bisognava fare dei passi indietro oscurando quanto possibile la mia identità scrivente, sebbene segni ed indizi della mia presenza li ho lasciati qua e là in citazioni e metafore a me care. Era necessario tuffarsi in un transfert che si allineasse all’Io di Elena e potesse affondare nell’ascolto del detto e dell’omissis, per i cogliere i singoli gesti, gli sguardi, i silenzi, la commozione frenata e i respiri che tanto sanno dire, che scendono nel profondo per svelare e al contempo proteggere tutto quello che non si può confessare.

Credo che il metodo archeologico che mi appartiene di formazione, quello che si basa sull’analisi stratigrafica ordinata in un matrix temporale e relazionale, sia fondamentale per capire l’animo umano, quanto un sito del passato. La stratigrafia mi ha sicuramente aiutata ma nulla si sarebbe potuto fare senza la fiducia che Elena mi ha concesso, piena e totale.

La sua capacità di squarciare i veli, i pensieri più profondi mai esternati, di avere il coraggio di rispondere ad ogni domanda, di non celare dolore e gioia mi hanno permesso di superare anche la paura di deludere le sue aspettative, che sono sempre più grandi se vi è anche l’amicizia.

…

Non sono io a poterlo dire, però, con piacere, per dovere di cronaca, registro i tanti commenti positivi che i nostri lettori e lettrici fanno alla struttura del libro, segno che il lavoro di squadra ha dato qualche frutto…

Barbara








Immagini My Flick Albums  (Barbara Saccagno)

16/01/17

Climax



L’apice è il nuovo inizio

Altra fiche da giocarsi il climax.  

Dove spostarlo per aumentare la tensione emotiva e la suspense sino ad arrivare al culmine?

Ovvio, alla fine.

Si doveva, per essere efficaci, alzare l’asticella della curiosità ad ogni capitolo per arrivare al culmine della piramide: la fine del libro, ma siamo sicuri che sia una fine?

Ad ogni passo l’aria sembra rarefarsi sempre più per le tante incognite ed ostacoli che s’incontrano nel cammino ma, poi, aprendo l’ultima porta arriva il sole, il lettore scopre che c’è un aliante a disposizione per librarsi liberamente in volto, perché in realtà non è “la fine” ma l’inizio di un nuovo capitolo, che Elena sta scrivendo dopo il grande cambiamento che ha affrontato e subito alla fine della malattia.

Quando iniziammo il libro tutto il progetto era delineato e ben scandito tranne un piccolo particolare: la fine, non sapevamo esattamente quale fosse la soluzione migliore e ritenni più funzionale lasciare che ci si arrivasse a scoprirlo cammin facendo.

Verso gli ultimi capitoli ebbi la folgorazione sulla via di Damasco, utilizzare l’escamotage dell’epistola, vagamente di foscoliano sapore. Una lettera a cuore aperto scritta alla figlia Julia (Alex nel romanzo) per arrivare ad una chiusura parziale del circolo, dove dalla giuntura centrale del cerchio si diparte una linea retta non finita, quella che Elena sta percorrendo ora vivendo la sua vita oltre il destino. 
La lettera è l’apice, l’arrivo, il traguardo in un porto che non  è approdo definitivo ma nuova partenza, altri lidi da esplorare ancora…


Aggiungo, solo per nota di redazione, che è il capitolo che amo di più, perché è stata una mia scelta, basata sulla fiducia e sull’ascolto totale delle parole e delle emozioni di Elena, che è di fatto anche la mia dedica alla forza ed al coraggio di Elena.

Barbara








Immagini My Flick Albums  (Barbara Saccagno)

15/12/16

La tecnica della Matrioska



Intreccio: l’ordito


Or quinci, or quindi, s’aveva la fabula belle e pronta, nulla da inventare, la realtà aveva già ampiamente tessuto la trama superando la fantasia: Inferno, Purgatorio e Paradiso, memorabilia danteschi sono stati vissuti sulla pelle di Elena tatuandosi indelebilmente nel suo genoma.

Bisognava allora lavorare sull’intreccio degli eventi, rispettando la volontà di Elena: tracciare anche la sua storia e quella della sua famiglia prima dell’evento X che ha stravolto il suo cammino, la sua vita che credeva ben instradata sui binari della felicità.

 Al focus del libro, l’iter della malattia, c’era l’esigenza di finestre temporali su altre storie minori complementari all’argomento principale, al fulcro di Oltre il Mio Destino.

Come mescolare gli ingredienti in modo funzionale e scorrevole?

Non era semplice, il rischio era di cucinare un minestrone incoerente buttando nel calderone schegge di storie in apparenza slegate, eppure profondamente annodate una all’altra: senza uno di questi elementi non ci sarebbe stata la “storia”, la vita, di Elena.

Parola chiave mantenere il ritmo. 


Per far scorrere la lettura ho optato per la logica dello stargate. I racconti della “saga Macchiorlatti” e della gioventù di Elena sono diventati porte spazio temporali sul passato remoto, un affaccio su un universo privato lontano e distinto che assolve la doppia funzione di approfondire la conoscenza della protagonista e di sosta, dove fermarsi a prendere una boccata d’aria per un pit stop ristoratore nella corsa serrata della narrazione.

Così, ogni qualvolta il pathos sconvolge l’animo e i significati ed i significanti tendono all’iperbole  il lettore può sostare e riprendere la calma, rallentare i battiti aprendo una porta su un’altra storia per fermarsi a curiosare nella vita prima della malattia, dove la brezza ristoratrice  rinvigorisce l’animo prima di rituffarsi nel mare burrascoso degli eventi principali.

Ogni racconto nel racconto è un quadro autosufficiente, un dipinto tridimensionale in movimento che narra la vita di Elena e dei suoi genitori nel passato, per delinearne meglio la sua personalità e le sue qualità umane che sono quelle che la contraddistinguono e che ha affinato, fortificato e costruito nel suo percorso vitale.


Oltre il mio destino si può definire un meta-racconto a matrioska!










Barbara

Immagini My Flick Albums  (Barbara Saccagno)

18/10/16

Metalivelli



Metafore, figure retoriche, citazioni in tutte le possibili declinazioni…

Praticamente il mio folle amore!

Adoro la lingua italiana in tutta la sua infinita pienezza e profondità e la grandezza delle figure retoriche. Amo incondizionatamente la “metafora”, che uso a pioggia sempre e dovunque, perché esprime il ritmo musicale delle parole in simbiosi con il pensiero rendendo la prosa pura poesia.

Una metafora ha il pregio di essere parca nel suo riflesso grafico su foglio ma estremamente generosa nel dire, racchiude in poche parole un universo di significanti, significati ed emozioni infinite, lasciando ad ognuno un viaggio di approfondimento personalizzato.

In un libro complesso come questo era lo strumento perfetto: quando il pathos si faceva troppo drammatico, quando il dolore o le emozioni erano laceranti, quando sotto-tacere, sussurrare a fior di labbra oltre il muro dei ricordi era più facile che dire apertamente, non c’era miglior soluzione che affidarsi alle figure retoriche.

Fra il detto e il taciuto, tra il racconto filtrato dalla memoria e l’aver vissuto sulla pelle ogni parola, era necessario creare metalivelli di approfondimento, altri viaggi paralleli e non necessari che possono essere intrapresi esclusivamente se vi vuole, si può, si sa o di desidera cogliere la sfida di inoltrare il proprio passo oltre la storia scritta per approfondire il logos non svelato, perché sarebbe stato troppo complesso e drammatico da trasporre su carta.

Gettati lì in modo apparentemente incurante, come indizi casuali di significato oltre il
significante, sono invece un tuffo in profondità nell’anima della protagonista, vissuta e vista attraverso la mia traccia personale di scrivente, segni lasciati a bella posta da Pollicino nel suo cammino, organizzati secondo una precisa mappa di viaggio.

Ma non tutti disponiamo della bussola, non tutti abbiamo voglia di viaggiare oltre, né di scostare la cortina oltre la tenda delle parole…


Ad ognuno la sua lettura.








Barbara

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30/06/16

Scorrere



L’imperativo di Oltre il Mio Destino

La musicalità del verbo onomatopeico scorrere è sempre stata per me affascinante, tutte quelle r vibranti nel pronunciarlo evocano immagini di acqua corrente che veloce scivola gorgogliando libera nel letto di un torrente cristallino.

Scorrere è stato l’imperativo per scrivere un romanzo leggibile velocemente, con facilità e senza ostacoli fino alla fine, in una sorta di corsa a perdifiato fermata solo dopo aver letto l’ultima parola, quando il libro si chiude e si può prendere fiato.

La storia nella sua cruda verità era potente e drammatica, tanto, troppo, necessitava, seguendo anche la volontà di Elena, di elementi e di escamotage per renderla leggibile, aggiungendo altri elementi che potessero distrarre ed alleggerire il carico ma anche scegliendo una scrittura che facilitasse il compito al lettore.

Dove la storia non riusciva a togliersi le zavorre era la tecnica di scrittura a farlo.

Il lavoro più grande è stato proprio quello di limare, lisciare e rifinire per renderla scorrevole: un emozionante scivolo acquatico dove buttarsi col fiato sospeso ad altissima velocità per tuffarsi liberi nella piscina sottostante dove nuotare finalmente in tranquillità.

Ad onor di metafora…

Gorgogliano forza e coraggio fra le anse ripide di un torrente montano in piena, sbattono contro i sassi, rotolano, si levigano ma non affondano, depositate sulla riva assolata al tornare del sereno brillano sotto l’azzurro del cielo che ha allontanato le paurose nubi, gonfie di pioggia battente e grandine, per far posto al caldo astro solare che riscalda e riporta il sorriso…

Barbara








Immagini My Flick Albums  (Barbara Saccagno)





09/06/16

Una storia da scrivere

Ciao, sono Barbara, colei che materialmente ha scritto Oltre il Mio Destino, vi scrivo perché voglio raccontarvi dal mio punto di vista la nascita di questo libro, che è stato un lungo, intenso e "faticoso" percorso che ho iniziato con Elena un anno or sono.

Tutto cominciò quando il Caso ci mise lo zampino... 

Ci siamo conosciute circa otto anni fa ormai, alla nascita di mio nipote, Elena è cugina di mia cognata, e così ho avuto modo di conoscere lei e la sua intensa storia.

L'ho ascoltata molte volte raccontare senza filtri la sua più dura lotta contro il Destino, contro quel tumore che le aveva temporaneamente rallentato la vita, frammentando la sua esistenza in un incerto e quanto mai precario equilibrio da giocarsi a dadi fra la vita e la paura di non farcela.

L'ho conosciuta meglio, lei e la sua famiglia, abbiamo stretto amicizia e così, sapendo lei la mia attitudine a scrivere per diletto quando ne ho il tempo, quasi per gioco mi ha domandato se avessi voluto condividere con lei un progetto che nasceva dal suo passato: scrivere un libro che raccontasse non solo la sua storia personale ed il percorso in salita verso la guarigione, ma che fosse un aiuto per tutti coloro che purtroppo condividono, o hanno condiviso, esperienze simili, per chi è accanto ai malati o semplicemente per chi vuole capire e conoscere cosa significa convivere con un "tumore".

Perchè l'ha chiesto a me? 
Beh, perchè per lei che è vissuta praticamente quasi tutta la sua vita in Francia, ancora abituata a formulare la frase con costrutto francese e poi tradurla in italiano, scrivere un testo tanto lungo ed articolato non era per nulla facile.

Confesso che per me era una sfida non facile da giocare, non avevo mai scritto nulla di tanto lungo, io, ad esclusione dei testi scientifici e culturali, prediligo i racconti brevissimi ma non potevo non coglierla, è davvero una storia di vita che porta con sé importanti messaggi e che invita a non lasciarsi mai andare, a combattere in squadra senza mai farsi vincere dalla paura, anche quando tutto sembra perduto et donc andava scritta.

Se ci sono riuscita?
Non saprei, ai posteri l'ardua sentenza, laveremo i panni in Arno lasciando ai lettori il giudizio.
Spero, almeno, di esser riuscita a trasferire su carta, con le giuste parole, tutto il pathos, l'emozione, la fiducia e la carica di Elena, trasformando la sua vita vera, vissuta sino allo spasimo, in romanzo; una scelta che le ho proposto per filtrare attraverso la lente di un alter ego le parti più dure e dolorose e per proteggere la sfera più intima e famigliare, che pure non manca. Abbiamo anche voluto inserire i sogni di una ragazza giovane,  la sua storia d'amore più importante, il rifugio nella Fede, il valore della famiglia e l'importanza centrale della sua bimba, oggi ormai giovane donna, sebbene rimanga sempre una delle piccine di casa...

Naturalmente ne approfitto per ringraziare qui Elena per avermi regalato l'opportunità di raccontare la sua storia, dandomi fiducia per accompagnarla dall'idea al libro finito, così come tutti coloro che ci supportano e poi, certo, ai lettori che verranno, sperando di aver reso scorrevole un capitolo importante di una giovane vita che potrà regalare intense emozioni.

Grazie a tutti.


Barbara


P.s. Se volete conoscermi meglio:
https://it.linkedin.com/pub/barbara-saccagno/66/2ba/719